giovedì, luglio 02, 2009

Caro Buon Caffè: un presidente per tutti

Caro Buon Caffè,

La Costituzione, o almeno il buon senso, vorrebbe che un presidente, una volta eletto, sia il presidente di tutti, e non della sola fetta, per altro esigua, di elettori che l’hanno votato.
Mi rendo conto che le considerazioni qui di seguito sono ovvie e scontate ma, personalmente, ero stanco di starmene zitto e spero che quanto segue sia condiviso dalla larga parte dei lettori di questo blog e mi faccia sentire meno solo.
Proprio l'altro ieri, in occasione della tragedia di Viareggio, ho sentito le dichiarazione del nostro premier: scandaloso. A parte l’alta autostima che ha di sé, che gli fa credere di poter risolvere ogni problema con la sola presenza della sua persona, sono rimasto scandalizzato dall’uso strumentale che questo individuo ha fatto, fa e sicuramente farà, del dissenso nei suoi confronti.

Ora, che un premier attiri su di sé critiche è normale, nessuno è perfetto, ma quando lo stesso fa riferimento agli episodi di critica contro il suo operato (che aumentano esponenzialmente di giorno in giorno) come ad isolati e calcolati siparietti di un’opposizione diabolica si passa decisamente il limite.
L'altro giorno è stato criticato da alcuni operai in cassa integrazione, poche settimane fa a criticarlo vi erano addirittura dei terremotati aquilani (città in cui il Pdl ha stravinto alle europee) e, anche in questa occasione erano, cito parole sue, “dei poveri comunisti”; poi ci sono i magistrati che, quando provano anche solo a pensare di metterlo sotto inchiesta per fatti poco chiari, diventano improvvisamente delle toghe rosse militanti in chissà quale fantasiosa associazione sinistrorsa eversiva ai danni della figura del rispettabile Silvio (sinistra che, come dice Grillo, vista la marea di babbei che la rappresentano, il buon Silvio farebbe bene a tenersi stretta perché gli permette di avere la maggioranza).

Verrebbe da chiedersi cosa si inventerà quando a criticarlo, perché prima o poi capiterà, saranno degli industriali capitalisti o dei politici del suo schieramento: probabilmente si inventerà un non meglio precisato virus comunista che ha ottenebrato le menti di chi era dalla sua parte.
Il signor Berlusconi deve mettersi in testa che, oltre alle priorità del suo partito (e del suo portafoglio verrebbe da dire) vi sono le priorità di quei poveracci che, vuoi per crisi economica vuoi per altri motivi, rischiano di perdere il lavoro se non lo hanno già perso.
È una cosa ovvia quella che dico ma non vedo riscontri nella realtà anzi, quando si manifesta il dissenso di questa gente, ecco che il premier si barrica dietro l’ossessione dei comunisti eversivi, come se il suo operato e la sua persona fossero esenti da critiche.
Non mi dilungherò qui sulla serie di scandali personali che lo hanno investito negli ultimi tempi e che, in un paese normale, avrebbe quanto meno portato alle dimissioni di un politico (anche solo come precauzione).

Il presidente del consiglio si deve mettere in testa che o rappresenta tutti o si leva di torno e, ancora più importante, visto l’imperante appiattimento dei cervelli degli italiani, il popolo italiano deve capire che se qualcosa non va bene bisogna alzare la voce e rimettere in riga i nostri dipendenti; il presidente del consiglio, nostro dipendente a tutti gli effetti, deve capire che o fa il bene della res publica (o, essendo realisti, quanto meno lo anteponga ai suoi affari personali) oppure è lo stesso elettorato che gli toglie la poltrona da sotto le terga.
In Iran (seppur per problemi più gravi) riescono ad essere più organizzati e combattivi nella protesta di un popolo che, negli anni ’60, era in prima fila sulle barricate a protestare un mala politica.

Senza far troppa dietrologia il progetto eversivo e dittatoriale lo vedo anch’io, ma nella direzione esattamente opposta rispetto a quella in cui guarda il premier; io, che ho sempre aberrato ogni forma di potere militare e golpista comincio a comprendere le ragioni che hanno portato questi fenomeni ad esplodere e, sempre più, ho paura che o ci si sveglia per tempo dal torpore che ci ha avvolto oppure ne pagheremo a caro prezzo le conseguenze.

Marco Tiboni


Che aggiungere, caro Marco... nulla.
Faccio solo due segnalazioni: la prima riguarda il breve video di Beppe Grillo postato ieri sul suo blog, nel quale il comico genovese si chiede, in mezzo alle rovine dei nuraghi sardi, cosa lasceremo ai posteri e cosa diranno di noi. La seconda riguarda invece la bella intervista del craxiano di ferro Giovanni Minoli all'allora aspirante politico Silvio Berlusconi alla vigilia del voto del 1994, nella trasmissione mixer. Un'intervista che oggi ci sogniamo. Chi l'avrebbe mai detto, rimpingiamo Minoli. Qualcuno già rimpiange Mentana. Tra qualche anno ci potremmo ritrovare a rimpiangere un Feltri o un Belpietro.


3 commenti:

Asto ha detto...

Beh, gran bella intervista, niente da dire.

Mi è passato un brivido sulla schiena sulla tua chiosa finale.
Un po' di ottimismo, Gianni!!!

Marcello "Tax" Tascillo ha detto...

Una persona normale, solitamente, ha avuto una giovinezza ribollente di ardori (politici, sentimentali e culturali) e vive una maturità all'insegna della pacata riflesssività...Berlusconi tutto il contrario: davanti a Minoli - lontano '94 - sembra quasi rilasssato, pronto a difendersi, ad ogni critica, con voce e tono msurati...OGGi vede comunisti ovunque dice una cazzata al secondo e...beh tralascio i commenti sul ramo "passionie sentimenti"....

Paolo Personeni ha detto...

Bè, era il sistema che con qualche rimasuglio di libera informazione lo costringeva alla difensiva così come ora è il sistema a permettergli di raccontare le supidaggini che dice